Piccoli steli protesici modulari sono la migliore soluzione per l'utilizzo con i sistemi di navigazione computerizzata nelle protesi d'anca.
La curvatura di questi steli permette una maggiore adattabilità al collo femorale e consente una mini invasività, non solo nella via di accesso chirurgica, ma anche nel risparmio di osso in previsione di eventuali revisioni.
L'utilizzo del computer e degli steli corti ha avvantaggiato i pazienti più giovani, abbassando l'età a cui si possono operare e velocizzando la ripresa dopo l'intervento.
Con il computer si può impiantare lo stelo nel femore e modificare con dei colli modulari la biomeccanica fino a raggiungere la posizione ideale.
Ogni impianto può essere così personalizzato e adattarsi a casi difficili come le displasie d'anca, in cui si associano la giovane età del paziente ed una biomeccanica nettamente alterata.
D'ora in avanti parlando di navigatore chiederemo se ci si riferisce alle auto o alla protesi d'anca.
domenica 4 maggio 2008
lunedì 28 aprile 2008
Un colpo di penna ai difetti cartilaginei
Nei sempre più frequenti casi di lesioni della cartilagine dello sportivo viene ora usato un presidio, utilizzabile in artroscopia, messo a punto dall'americana Smith & Nephew.
La forma è quella della biro ed al posto del refill vi è un cilindretto di Polygraft, un tessuto sintetico simile alla zona osteocondrale, di nuova generazione, che si può impiantare in artroscopia nei difetti cartilaginei.
Attirando dalle regioni circostanti sangue, cellule staminali e proteine permette di iniziare dei fenomeni riparativi della perdita di sostanza. Dopo 12 mesi il cilindretto sarà completamente riassorbito e sostituito da cartilagine normale simil ialina ed osso, con ottima resistenza meccanica.
Il meccanismo tipo biro è facilmente riproducibile, ovviamente mediante una artroscopia condotta da mani esperte.
Il TRUFIT CB Plug (trade mark di Smith and Nephew) è già disponibile nei migliori centri di artroscopia.
Ovviamente i casi trattati devono essere valutati prima dell'intervento con le nuove metodiche di imaging e non vi devono essere perdite di sostanza superiori ai 9 mm.
Depennare i difetti cartilaginei oggi si può.
La forma è quella della biro ed al posto del refill vi è un cilindretto di Polygraft, un tessuto sintetico simile alla zona osteocondrale, di nuova generazione, che si può impiantare in artroscopia nei difetti cartilaginei.
Attirando dalle regioni circostanti sangue, cellule staminali e proteine permette di iniziare dei fenomeni riparativi della perdita di sostanza. Dopo 12 mesi il cilindretto sarà completamente riassorbito e sostituito da cartilagine normale simil ialina ed osso, con ottima resistenza meccanica.
Il meccanismo tipo biro è facilmente riproducibile, ovviamente mediante una artroscopia condotta da mani esperte.
Il TRUFIT CB Plug (trade mark di Smith and Nephew) è già disponibile nei migliori centri di artroscopia.
Ovviamente i casi trattati devono essere valutati prima dell'intervento con le nuove metodiche di imaging e non vi devono essere perdite di sostanza superiori ai 9 mm.
Depennare i difetti cartilaginei oggi si può.
domenica 27 aprile 2008
Tendinite rotulea dello sportivo
Il tendine rotuleo connette l'apice della rotula alla tuberosità tibiale. Non è molto vascolarizzato ma consuma una notevole quantità di ossigeno. In un atleta , un aumento della richiesta funzionale o la disidratazione, determinano una condizione di fragilità.
L'eccesso di sollecitazioni provoca microfratture da fatica a carico delle fibre tendinee, con lesioni che interessano la giunzione osteo-tendinea o addirittura l'osso. Il paziente avverte un dolore al ginocchio, che non sempre sa localizzare alla regione anteriore e solo alcune manovre specialistiche riescono a individuare a livello del polo inferiore della rotula.
Inizia un iter diagnostico differenziale che dalla clinica ci porterà alla terapia, attraverso le nuove tecniche di imaging.
Con l'ecografia si evidenziano sia l'aumento di volume del tendine, sia la presenza di noduli cartilaginei o calcifici. La RMN è la metodica che fornisce le maggiori informazioni senza essere invasiva e indicando la qualità della "stoffa" del tendine rotuleo.
Il trattamento iniziale è basato sul riposo, l'applicazione di ghiaccio e l'uso di farmaci antiinfiammatori. Utile il trattamento fisioterapico come ad esempio la laserterapia. L'opzione chirurgica si applica dopo il fallimento di queste prime modalità di trattamento.
La tecnica artroscopica consente di ripulire il tendine e l'apice della rotula senza aprire il ginocchio, con una maggiore precisione nel raggiungere la sede della lesione, e di consentire un rapido recupero post-operatorio. Gli sportivi possono riprendere rapidamente la loro attività preferita.
L'eccesso di sollecitazioni provoca microfratture da fatica a carico delle fibre tendinee, con lesioni che interessano la giunzione osteo-tendinea o addirittura l'osso. Il paziente avverte un dolore al ginocchio, che non sempre sa localizzare alla regione anteriore e solo alcune manovre specialistiche riescono a individuare a livello del polo inferiore della rotula.
Inizia un iter diagnostico differenziale che dalla clinica ci porterà alla terapia, attraverso le nuove tecniche di imaging.
Con l'ecografia si evidenziano sia l'aumento di volume del tendine, sia la presenza di noduli cartilaginei o calcifici. La RMN è la metodica che fornisce le maggiori informazioni senza essere invasiva e indicando la qualità della "stoffa" del tendine rotuleo.
Il trattamento iniziale è basato sul riposo, l'applicazione di ghiaccio e l'uso di farmaci antiinfiammatori. Utile il trattamento fisioterapico come ad esempio la laserterapia. L'opzione chirurgica si applica dopo il fallimento di queste prime modalità di trattamento.
La tecnica artroscopica consente di ripulire il tendine e l'apice della rotula senza aprire il ginocchio, con una maggiore precisione nel raggiungere la sede della lesione, e di consentire un rapido recupero post-operatorio. Gli sportivi possono riprendere rapidamente la loro attività preferita.
Sabin doveva fare il dentista
Ha messo a punto il vaccino antipolio ma doveva diventare dentista.
Albert Sabin era giunto negli Usa a 15 anni per sfuggire alle leggi razziali anti ebraiche della Polonia sotto dominazione nazista.
Lo zio dentista, residente a New York , lo aveva accolto con la promessa che seguisse le sue orme.
Albert divenne perciò studente di odontoiatria della New York University.
Un giorno gli capitò tra le mani un libro best seller della microbiologia, "Cacciatori di microbi" di Paul de Kruiff, in cui venivano esaltati i grandi microbiologi del passato da Pasteur a Koch.
Il giovane Sabin ne rimase talmente affascinato da abbandonare gradualmente l'odontoiatria e frequentare sempre più assiduamente il laboratorio del Dipartimento di Microbiologia diretto dal professor Park.
Divenne microbiologo e compì le ricerche d'avanguardia sul virus della polio che portarono alla scoperta del vaccino.
Il presidente Roosvelt, anch'egli vittima della malattia, fondò la National Foundation for Infantile Paralysis che finanziò queste ricerche.
Lo zio invece , sentendosi tradito dalla scelta del nipote, gli tagliò completamente i viveri.
Con buona pace dei bambini di tutto il mondo.
Albert Sabin era giunto negli Usa a 15 anni per sfuggire alle leggi razziali anti ebraiche della Polonia sotto dominazione nazista.
Lo zio dentista, residente a New York , lo aveva accolto con la promessa che seguisse le sue orme.
Albert divenne perciò studente di odontoiatria della New York University.
Un giorno gli capitò tra le mani un libro best seller della microbiologia, "Cacciatori di microbi" di Paul de Kruiff, in cui venivano esaltati i grandi microbiologi del passato da Pasteur a Koch.
Il giovane Sabin ne rimase talmente affascinato da abbandonare gradualmente l'odontoiatria e frequentare sempre più assiduamente il laboratorio del Dipartimento di Microbiologia diretto dal professor Park.
Divenne microbiologo e compì le ricerche d'avanguardia sul virus della polio che portarono alla scoperta del vaccino.
Il presidente Roosvelt, anch'egli vittima della malattia, fondò la National Foundation for Infantile Paralysis che finanziò queste ricerche.
Lo zio invece , sentendosi tradito dalla scelta del nipote, gli tagliò completamente i viveri.
Con buona pace dei bambini di tutto il mondo.
Sindrome di Holt-Oram
La prima descrizione di questa sindrome rara è stata effettuata nel 1960 da Holt e Oram che osservarono la presenza di difetti del setto interatriale e di anomalie congenite del primo raggio della mano in diversi membri della medesima famiglia.
Da allora ne sono stati riportati 200 casi.
La causa è una alterazione genetica del gene TBX5 del cromosoma 12.
Le anomalie scheletriche coinvolgono sempre gli arti superiori e sono bilaterali.
E' possibile osservare un pollice trifalangeo, ipoplasico o completamente assente.
Si possono associare spalle strette e cadenti, ipoplasia delle clavicole ed assenza del radio.
Sono presenti anomalie cardio-vascolari con anomalie all'ECG tipo fibrillazione atriale e blocco di branca destro.
Le anomalie scheletriche possono beneficiare di un trattamento chirurgico, a seconda dell'età e della gravità delle malformazioni.
Ad esempio la pollicizzazione del dito indice permette di migliorare la funzione di pinza della mano.
L'esperienza chirurgica nel trattamento ortopedico di questa rara sindrome ha permesso di mettere a punto tecniche di chirurgia della mano applicabili a tutti i pazienti che hanno subito menomazioni traumatiche dell'arto superiore.
Da allora ne sono stati riportati 200 casi.
La causa è una alterazione genetica del gene TBX5 del cromosoma 12.
Le anomalie scheletriche coinvolgono sempre gli arti superiori e sono bilaterali.
E' possibile osservare un pollice trifalangeo, ipoplasico o completamente assente.
Si possono associare spalle strette e cadenti, ipoplasia delle clavicole ed assenza del radio.
Sono presenti anomalie cardio-vascolari con anomalie all'ECG tipo fibrillazione atriale e blocco di branca destro.
Le anomalie scheletriche possono beneficiare di un trattamento chirurgico, a seconda dell'età e della gravità delle malformazioni.
Ad esempio la pollicizzazione del dito indice permette di migliorare la funzione di pinza della mano.
L'esperienza chirurgica nel trattamento ortopedico di questa rara sindrome ha permesso di mettere a punto tecniche di chirurgia della mano applicabili a tutti i pazienti che hanno subito menomazioni traumatiche dell'arto superiore.
sabato 26 aprile 2008
Trapianti meniscali da cadavere
Una legislazione più moderna ha permesso anche in Italia l'esecuzione dei trapianti di menisco.
E' una tecnica in progressivo perfezionamento che viene eseguita con indicazioni molto limitate in quei casi di ginocchio doloroso dopo asportazione del menisco, con lo scopo di prevenire la degenerazione artrosica.
Dopo una meniscectomia totale eseguita nel passato in cui non vi era l'artroscopia, si arrivava a gravi limitazioni funzionali e l'esecuzione di un trapianto meniscale da cadavere sembra in grado di ottenere una buona percentuale di successi.
Fino a qualche anno fa non sapevamo letteralmente che "pesci pigliare".
La tecnica prevede una artroscopia del ginocchio associata ad una piccola incisione articolare.
Anche se utilizzata da più di un decennio negli Stati Uniti e in molte altre Nazioni Europee, la procedura rappresenta una vera e propria frontiera chirurgica per il nostro paese.
E' una tecnica in progressivo perfezionamento che viene eseguita con indicazioni molto limitate in quei casi di ginocchio doloroso dopo asportazione del menisco, con lo scopo di prevenire la degenerazione artrosica.
Dopo una meniscectomia totale eseguita nel passato in cui non vi era l'artroscopia, si arrivava a gravi limitazioni funzionali e l'esecuzione di un trapianto meniscale da cadavere sembra in grado di ottenere una buona percentuale di successi.
Fino a qualche anno fa non sapevamo letteralmente che "pesci pigliare".
La tecnica prevede una artroscopia del ginocchio associata ad una piccola incisione articolare.
Anche se utilizzata da più di un decennio negli Stati Uniti e in molte altre Nazioni Europee, la procedura rappresenta una vera e propria frontiera chirurgica per il nostro paese.
Novità in artroscopia di ginocchio
L'artroscopia di ginocchio per anni non ha espresso novità decisive. L'attenzione era rivolta al potenziamento ed all'affinamento dello strumentario, senza idee originali e novità sostanziali.
Il trapianto di condrociti, per riformare la cartilagine articolare, unica scoperta degli anni Novanta, veniva eseguito ad articolazione aperta e non artroscopicamente.
Le altre articolazioni, spalla, gomito, caviglia ed anca, coinvolgevano maggiormente l'attenzione degli esperti del settore. Negli ultimi anni alcune novità sembrano avere invece rilanciato l'artroscopia di ginocchio, per farle vivere una seconda giovinezza.
Ad esempio gli enormi progressi compiuti nel campo del trattamento delle lesioni meniscali. Salvaguardare il più possibile l'integrità del menisco si è rivelato un must già da anni, da quando gli esiti in grave artrosi della asportazione totale effettuata agli albori della chirurgia del ginocchio si erano rivelati.
Il menisco va riparato e se non è possibile, va sostituito.
Le suture meniscali , dopo l'introduzione di un sistema di sutura tutto artroscopico, hanno semplificato la procedura di riparazione e via via con i sistemi di terza generazione hanno dato maggiori garanzie di tenuta.
Oggi i tempi chirurgici sono ridotti, i materiali sono riassorbibili e quindi non necessitano di un secondo intervento e si possono eseguire riparazioni di lesioni di tutti i tipi.
Il trapianto di condrociti, per riformare la cartilagine articolare, unica scoperta degli anni Novanta, veniva eseguito ad articolazione aperta e non artroscopicamente.
Le altre articolazioni, spalla, gomito, caviglia ed anca, coinvolgevano maggiormente l'attenzione degli esperti del settore. Negli ultimi anni alcune novità sembrano avere invece rilanciato l'artroscopia di ginocchio, per farle vivere una seconda giovinezza.
Ad esempio gli enormi progressi compiuti nel campo del trattamento delle lesioni meniscali. Salvaguardare il più possibile l'integrità del menisco si è rivelato un must già da anni, da quando gli esiti in grave artrosi della asportazione totale effettuata agli albori della chirurgia del ginocchio si erano rivelati.
Il menisco va riparato e se non è possibile, va sostituito.
Le suture meniscali , dopo l'introduzione di un sistema di sutura tutto artroscopico, hanno semplificato la procedura di riparazione e via via con i sistemi di terza generazione hanno dato maggiori garanzie di tenuta.
Oggi i tempi chirurgici sono ridotti, i materiali sono riassorbibili e quindi non necessitano di un secondo intervento e si possono eseguire riparazioni di lesioni di tutti i tipi.
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